Lo Specchio e il Viaggio ad Itaca: Placca appoggiatissima sulla forra del Mingardo. Di nuovo sui passi di Pino Tartagni





Gola del Diavolo: la valle con rupi altissime, che divide San Severino (di Centola) dal monte Bulgheria, attraversata dal fiume Mingardo.
Nella parte terminale della gola verso sud, sul costone occidentale del monte, si sviluppa una cresta
(vedi  via Volgarìa
a tratti frastagliata, che congiunge il fiume con la cima ovest del monte. Dai piedi di tale cresta, a circa cinquanta metri sopra la provinciale, si sviluppa una placca di sessanta metri. Un lastrone all'apparenza completamente liscio che nei giorni di pioggia riflette vividamente la luce. Da vicino le cose non cambiano molto in termini visivi, ma risulta solcata per gran parte da un fessurino, minuscole tacchette e asperità che ne consentono l'arrampicata. Di fronte alla placca ci sono le imponenti pareti calcaree del monte Chiancone dove nella parte centrale si staglia la falesia strapiombante caratterizzata da lunghe colate calcitiche, che Rolando Larcher insieme ad una compagnia di trentini DOC attrezzarono e battezzarono "La Severina".

La placca, quindi, risulta ben visibile da La Severina e nei giorni in cui i trentini erano al lavoro si sognava di risalirla. 
Sogni e progetti di questo tipo spesso si fanno in compagnia di qualcun altro: con Sergio Morra, anche lui spesso in zona Severina, si discusse dell'ipotetica impresa.
Fu lui nell'estate 2023 insieme all'amico Marco Simonetti a compiere il primo sopralluogo con un'altra piccola avventura annessa, percorsero la cresta dall'Epitaffio (un antico rudere segnavia sulla cresta) in discesa fino alla placca e poi in risalita:
<<Per raggiungere lo "  scivolo"  è stato necessario attrezzare tre calate di oltre 50 metri e alcuni traversi in conserva su cresta esposta, ritrovando fortuitamente le soste (di cui una ancora buona ed utilizzata dai sottoscritti per calarsi) ed i fix di una vecchia via percorsa dal mitico Pino Tartagni negli anni ‘80. Una volta raggiunto il crinale di giunzione allo "scivolo", ironia della sorte, è stato rinvenuto un vecchio cordone di lavoro ancorato in parete dal quale si raggiungeva, in brevissimo tempo, il costone adiacente alla strada, (avvicinamento attualmente in utilizzo per raggiungere la via).>> 
(Vedi foto)

Come raccontato da Sergio, quel giorno trovammo un passaggio già utilizzato in precedenza sul lato sud della cresta, esposto ma percorribile. Difatti, in compagnia di un amico raggiungemmo la cordata dal basso per dargli supporto. Io e Sergio in seguito tornammo per raggiungere la placca passando da lì, trovando un secondo passaggio utilizzato dalle capre venti metri più a valle, anche questo esposto sui dirupi ma discretamente comodo da percorrere. 
Dal valico alla calata sulla via ci vogliono cinque minuti. È risultata la maniera più rapida e sicura per l'avvicinamento, poiché dal basso è impraticabile, verticale e impervio.
Per attrezzare la via, che ci accordammo di fare, ci calammo dal cuneo roccioso sovrastante.
Le sensazioni, da lassù, furono subito particolari, oltre che per l'ambiente fluviale e per i panorami, la placca ha un'accentuata inclinazione positiva (circa 60°) lasciando immaginare di poter fare a meno delle mani: servono quasi sempre solo per equilibrarsi.


- Viaggio ad Itaca -
Accesso:
Percorrendo la SS18 Tirrenia Inferiore si prende l’uscita per Poderia e si seguono le indicazioni per Palinuro percorrendo la SR562 “Mingardina”.
Dopo circa 2 km si raggiunge l'intersezione, a sinistra, con la SP66 e si segue
l’indicazione per Licusati. Giunti al 4° tornante si parcheggia a bordo strada, (lasciate sufficiente spazio per chi transita in curva). 40°04'47.3"N 15°20'46.1"E
A destra di una croce con dei fiori, e nel mezzo della curva, si imbocca un sentiero per capre che passa di fianco ad un rudere addetto a riparo per gli animali. Scendete mantenendo il costone alla destra (segni blu?) , fino al passaggio ripido che conduce al piccolo crinale a mezza costa, subito dopo la parete calcarea, direzione Nord-Nordovest.
ATTENZIONE, il tratto è breve ma esposto! Procedere con cautela.
Raggiunto il crinale, camminando per circa 70mt a sinistra, verso ovest, si giunge ad un terrazzino all’apice di uno scivolo di roccia calcarea. Cercare gli spit per allestire la
sosta di calata sul masso a destra.

Sviluppo: 60mt, 2 lunghezze
Difficoltà: 6b(5c+ obbl.)/S2/I
Materiale: Necessari 13 rinvii e corda singola da 70 metri, o due mezze corde da 40 metri. Aperta dall’alto, chiodatura sportiva e fix, soste “alla francese”, (portare cordoni e ghiere per l’allestimento, vedi foto 3).
Ognuna delle soste è composta da due fix sfalsati, dei quali solo il superiore è dotato di anello di calata. Questa scelta è motivata dalla necessità di utilizzare meno materiale possibile, ed in particolare di evitare cordoni fissi che possano, nel tempo, deteriorarsi.
La via si sviluppa su uno specchio di faglia appoggiato di roccia calcarea e attraversa diverse sezioni di delicate croste che potrebbero frantumarsi sotto la pressione delle dita:  è fortemente consigliato non tirarle, bensì preferire appoggio e spinta.
Micro tacche e “rughette” impongono movimenti mirati e di equilibrio, nonché passaggi in aderenza.

Come raggiungere l'attacco della via 
Calate sulle soste di progressione da allestire:
Soste con anello di calata su fix alto (al fix inferiore aggiungere moschettone o maglia-rapida per alloggiare la corda, vedi foto 3, 4 e 5).
Indipendentemente dalla lunghezza delle mezze disponibili, si consiglia comunque di effettuare due calate separate per scongiurare possibili incastri della corda!

N.B. Calandosi potrebbe essere conveniente pulire alcuni appigli lungo la linea di chiodatura. Prestare attenzione al materiale rimosso dai buchi e dalle prese maggiori, in quanto potrebbe andare a depositarsi sulle piccole prese e rughe a valle, le quali sono indispensabili per i movimenti chiave. 
Se non si padroneggia lo stile di arrampicata su placca è raccomandato il posizionamento di corda fissa per la calata, fondamentale per una eventuale ritirata di emergenza.
Non è possibile ritirarsi dalla base della parete. 
Vedi foto 5

L1: Partendo dalla sinistra della sosta, rimontare il muro verticale risalendo per spigoli e passi in aderenza, non banali fino a raggiungere un terrazzino comodo (fix molto a destra, usare un rinvio lungo). Rimontare l’evidente piramide con facilità, ed una volta in cima, attaccare la placca liscia sfruttando piccoli appigli, rughe e appoggi sullo spigoletto. Continuare fino allo scudo di buchi e concrezioni, e portarsi più in alto possibile, per traversare leggermente a sinistra e raggiungere la fessura chiave della via, (ne raccomandiamo vivamente la pulizia in calata!). Risalire la fessura utilizzando piccoli angoli sporgenti e sfruttando alcune piccole gobbe in aderenza (passo chiave), e portarsi in equilibrio sulla sottile cengia obliqua. S1(proteggibilità), 6B (5c+ obbl.), 30mt.
L2: Dalla sosta proseguire sulla linea dei fix su piccole bombature e tacche che spesso risultano poco visibili. La scalata di questo tiro riproporrà per l’intera esecuzione i movimenti assimilati durante la seconda parte della prima lunghezza. Piccoli passi di aderenza e spinta consentiranno facilmente la progressione fino a dei buchi più marcati nella parte finale, dove sarà possibile riposare prima dello spigolo sommitale. S1/S2(proteggibilità), 6B (5c+ obbl.), 30mt.


Prima ripetizione: Francesco Merola, Mauro Vernieri, Valentino Viaggi.


Grazie a Francesco Merola per il contributo alla relazione della via e a Sergio Morra, oltre che per la compagnia del "viaggio" .

Foto 1 
[il settore "Lo Specchio" al centro dell'immagine e la cresta ovest del Bulgheria]


Foto 2 [Avvicinamento dal quarto tornante]

Foto 3 [Ancoraggi per calata]

Foto 4 [Corda doppia per calarsi sulla via]

Foto 5 [Corda singola per calarsi sulla via]

Foto di copertina di Sergio Morra


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© Diego Errico 

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